Vladimiro Gollini si consegna ai tedeschi per evitare la rappresaglia su civili innocenti

Vladimiro Gollini si consegna ai tedeschi per evitare la rappresaglia su civili innocenti

Nel settembre 1944 partigiani appartenenti ai Battaglioni Sap «Montano» e Sap «Città» avevano attaccato un accantonamento della Guardia nazionale repubblicana alla Pascola, sulle prime colline imolesi, disarmando 11 militi, ferendo il loro capitano e recuperando una notevole quantità di armi, viveri e vestiario. Le armi catturate erano state poi nascoste in località Musa, in previsione dell’insurrezione popolare che, vista l’avanzata degli eserciti alleati, si considerava ormai imminente.

Ma all’inizio del nuovo anno la situazione si presenta radicalmente cambiata. L’avanzata degli alleati s’è andata via via arrestando e la linea del fronte si è ormai stabilizzata al di là del fiume Senio. Pertanto il comando del Battaglione Sap «Montano» a dicembre decide di spostare quelle armi più vicino a Imola. Operazione non semplice visto il ferreo controllo che i nazifascisti esercitano sul territorio imolese, divenuto immediata retrovia delle nuove linee di difesa approntate in tutta fretta dall’esercito tedesco dopo la perdita di monte Battaglia nel precedente fine settembre – inizio ottobre.

Sono le ore 21.30 del 15 febbraio 1945. E’ buio e fa freddo. Quattro partigiani, tra i quali Mario Pasotti, «Vecchio», e Vladimiro Gollini, «Miro», due dei partigiani sappisti che avevano preso parte all’assalto al presidio della Gnr nel precedente settembre, hanno iniziato a dissotterrare le armi nascoste nel podere Musa di Goccianello e a metterle in un sacco. «Due lavoravano e altri due facevano la guardia lungo i due sentieri che si dipartivano dalla casa – racconterà Pasotti –. Purtroppo, mentre io e Vladimiro stavamo ultimando l’operazione, ci piombò addosso un ufficiale tedesco con la pistola in pugno che proveniva dalla strada di Bergullo. Afferrò con una mano il sacco, mentre io tiravo dall’altra parte. In dialetto sussurrai a Vladimiro di scappare. Cosa che gli riuscì con un balzo, mentre fra me e il tedesco continuava il tira e molla del sacco. Certamente egli non si era ancora reso conto del contenuto, altrimenti avrebbe sparato subito, così che io con uno scatto buttai il sacco contro il tedesco e mi gettai di fianco e poi a ruzzoloni. E mentre il tedesco mi sparava, riuscii a dileguarmi».

Il giorno dopo però «Miro» viene a sapere che i contadini di Ca’ Musa sono stati arrestati. E temendo rappresaglie nei loro confronti, decide di consegnarsi ai militari tedeschi, che a loro volta lo consegnano ai brigatisti neri. Rinchiuso nel carcere della rocca di Imola, lì viene torturato e seviziato, ma non dice nulla che possa mettere a repentaglio i compagni di lotta e l’organizzazione partigiana.

Trasferito a Bologna, Vladimiro dapprima viene rinchiuso nella caserma di via Borgolocchi, sede della 23ª Brigata nera, anch’essa tristemente nota per essere luogo di tortura. Poi il 23 febbraio viene spostato nel carcere di San Giovanni in Monte, dove entra con la matricola 13295, proveniente da «camera di sicurezza», scortato da «sottufficiale tedesco SS» e a disposizione del «comando tedesco SS», ovvero della Gestapo.

Per ordine dello stesso comando risulterà poi rilasciato dal carcere cittadino il 16 marzo 1945 e consegnato ad «agenti tedeschi» assieme ad altri 9 detenuti: 8 lì trasferiti da Imola, ovvero Otello Cardelli, Ugo Coralli, il conselicese Zelino Frascari, Armando Gardi, Walter Grandi, Enea Loreti, Angelo Volta e Vittorio Zotti; più Francesco Cristofori, partigiano arrestato a Bologna. Condotti davanti al rudere della stazione periferica di San Ruffillo, saranno fucilati e i corpi sepolti sommariamente in alcuni crateri di bomba.

L’eccidio sarà scoperto casualmente poco dopo la Liberazione e anche la salma di Vladimiro Gollini sarà riconosciuta tra quelle portate al cimitero della Certosa provenienti dalle fosse di «San Ruffillo», dove in 6 date (il 10 e 20 febbraio, poi l’1, il 2, il 16 e il 21 marzo) almeno 94 detenuti del carcere cittadino erano stati uccisi segretamente da militi nazisti.

Vladimiro Gollini era nato il 15 ottobre 1921 a Imola da Berto e Caterina Ricciarelli. Dopo aver frequentato l’Istituto tecnico professionale, era stato assunto come meccanico alla Cogne, l’azienda imolese produttrice di materiale bellico. Chiamato alle armi, aveva prestato servizio militare in marina dal 16 maggio 1941 all’8 settembre 1943.

Entrato nella Resistenza, ha militato nel Battaglione «Montano» della Brigata Sap «Santerno-Imola». E’ stato riconosciuto partigiano dall’apposita Commissione regionale, con ciclo operativo dal 16 maggio 1944 al 16 marzo 1945, giorno della sua uccisione a San Ruffillo.

Per il suo sacrificio, gli è stata conferita la Medaglia di bronzo al Valor miliare alla memoria con la seguente motivazione: «Comandante ardito e capace, ripetutamente si segnalava nel corso di difficili operazioni di guerra, partecipando, fra l’altro, brillantemente alla cattura dell’intero presidio di una caserma repubblichina. Sorpreso dal nemico nel corso di una missione di fiducia, dopo aver favorito la fuga dei suoi compagni, veniva catturato. Sottoposto ad atroci sevizie e ad estenuanti interrogatori, trovava morte gloriosa barbaramente trucidato dal nemico esasperato per il suo ostinato silenzio. Imola, maggio 1944 – marzo 1945. Bologna, 16 marzo 1945».

SACRARIO DI PIAZZA NETTUNO

Vladimiro Gollini è ricordato nel memoriale di piazza del Nettuno, dedicato ai partigiani di Bologna e provincia che hanno sacrificato la propria vita durante la guerra di Liberazione dal nazifascismo. Il sacrario, composto da tre grandi cornici contenenti più di duemila formelle in vetroceramica, è collocato sulla parete di palazzo d’Accursio, sede del Comune, che affaccia su piazza del Nettuno, sul fronte della biblioteca Salaborsa. Ciascuna delle formelle riporta il nome di un partigiano caduto, il più delle volte accompagnato dalla fotografia.

I tre riquadri, inframezzati dalle finestre del palazzo, sono raccordati dalla seguente scritta in bronzo posta superiormente: «Bologna 8 settembre 1943 – 25 aprile 1945 / Caduti della Resistenza per la libertà e la giustizia, per l’onore e l’indipendenza della Patria».

MONUMENTO AL PARTIGIANO

L’Anpi di Imola fin dal 1945 decise la realizzazione di un monumento commemorativo della Resistenza, per ricordare i tanti partigiani imolesi morti per la Libertà. Monumento che venne finanziato tramite una sottoscrizione popolare.

Della sua ideazione fu incaricato lo scultore Angelo Biancini, che realizzò una statua in bronzo, con disposte attorno quattro lapidi di marmo riportanti i nomi dei 107 caduti imolesi nella lotta di Liberazione, tra i quali Vladimiro Gollini. L’opera, posta in piazzale Leonardo da Vinci (la rotonda di viale Dante), venne inaugurata nel 1946.

SACRARIO DEL PIRATELLO

Riconosciuto partigiano con ciclo operativo dal 16 maggio 1944 al 16 marzo 1945, giorno della sua uccisione a San Ruffillo, il corpo di Vladimiro è tumulato nel sacrario ove riposano i «Caduti della Resistenza», nel cimitero imolese di Piratello. Nella foto: la tomba di Vladimiro Gollini.

SEDE ANPI

All’esterno della sede di Anpi Imola, in piazzale Giovanni dalle Bande Nere, a lato dell’ingresso c’è una lapide dedicata a partigiani e antifascisti imolesi che «caddero combattendo o furono barbaramente fucilati a Bologna». Tra questi i dieci patrioti che furono trucidati in due date nella stazione ferroviaria di San Ruffillo, tra i quali Vladimiro Gollini.

CIPPO LAVORATORI COGNE

Il nome di Vladimiro Gollini compare anche nel cippo dedicato ai lavoratori antifascisti della Cogne, posto nell’area verde pubblica che costeggia via Serraglio, all’angolo con via Cogne e prossima al parcheggio di piazzale Sandro Pertini. Area occupata in passato proprio dal vecchio stabilimento della Cogne.

MONUMENTO DI SAN RUFFILLO

A Bologna, in piazza Caduti di San Ruffillo, si erge il cippo monumentale che ricorda le vittime delle fucilazioni avvenute sul finire della seconda guerra mondiale tra le rovine della vicina stazione ferroviaria di San Ruffillo. Monumento lì collocato nel 1967 in sostituzione di quello che, dal 1946, sorgeva sul terrapieno della ferrovia nei pressi della stazione e che è stato dismesso.

Sulla faccia principale del monumento attuale si legge l’iscrizione: «Da queste fosse rosse di sangue risuona la voce dei partigiani trucidati dai nazifascisti ad ammonire i vivi che non c’è civile grandezza senza libertà ed amore».

Sugli altri lati del monumento sono riportati i nominativi delle vittime divisi per comune di provenienza: Castelfranco Emilia; Imola e Bondeno; Bologna, Malalbergo e Anzola dell’Emilia.

LAPIDE IN VIA MURRI

Nella foto la lapide che si trova a Bologna, in via Augusto Murri 158, murata nella parete esterna della scuola statale «Clotilde Tambroni». Lapide che «i compagni di lotta» hanno dedicato «ai gloriosi martiri caduti per la libertà dei popoli». Tra i nomi lì ricordati anche quelli di undici partigiani imolesi, tra i quali Vladimiro Gollini.

MONUMENTO CADUTI SAP MONTANO

Su un cocuzzolo erboso a poca distanza dalla strada, alla biforcazione di via Ghiandolino in via Caduti di Toranello e via Sabbioni, in territorio di Riolo Terme, si erge il monumento commemorativo dei partigiani del Sap «Montano» morti durante la guerra di Liberazione dal nazifascismo.

Il monumento è costituito da tre grandi figure stilizzate in ferro che poggiano su un ampio basamento in cemento. Sulla faccia frontale vi è una lastra in marmo con la scritta «Qui la libertà, la speranza in una Italia nuova vissero con la lotta il sacrificio e l’eroismo del S.a.p. Montano e delle popolazioni tutte – Ca’ Genasia, 1944-1974».

Nel retro del monumento, sulla faccia superiore vi è una seconda grande lastra con i nomi dei 35 caduti del Sap «Montano», tra cui Vladimiro Gollini.