È tornato «a casa» il cippo dei lavoratori della Cogne

È tornato «a casa» il cippo dei lavoratori della Cogne

Il cippo dedicato ai lavoratori antifascisti della Cogne si può dire che dal 25 luglio 2021, giorno in cui si è svolta la cerimonia di re-inaugurazione nella nuova collocazione di via Serraglio, all’angolo con via Cogne, sia tornato nella sua sede storicamente più consona. Nel 1938 la Società nazionale Cogne (società con direzione a Torino e sede operativa ad Aosta, controllata dall’Iri, l’Istituto per la ricostruzione industriale) aveva infatti scelto Imola per impiantarvi una fabbrica di armi, su richiesta del Governo e dei fascisti locali.

E la scelta del luogo ove avviare l’azienda meccanica era caduta proprio sull’area posta alle spalle della stazione ferroviaria, riconvertendo alcuni edifici già esistenti al di là dei binari che in precedenza avevano ospitato il molino Poiano e uno zuccherificio. L’1 settembre 1939 prese così avvio la produzione di materiale bellico, in particolare proiettili di vario calibro e parti di cannoni.

Dopo la caduta del fascismo, con l’arresto di Benito Mussolini il 25 luglio 1943, la resa agli eserciti alleati che erano sbarcati nel sud dell’Italia, l’occupazione di buona parte della penisola da parte dell’esercito tedesco e la nascita di uno stato fascista fantoccio nel nord dell’Italia, tra le maestranze della Cogne si diffuse una crescente avversione all’occupante nazifascista, con gruppi di operai e di operaie attivi nella Resistenza.

Danneggiata seriamente dai bombardamenti alleati del maggio e del luglio del 1944, la fabbrica cessò praticamente tutte le attività fino al 14 aprile 1945, giorno della Liberazione di Imola. All’avvicinarsi delle truppe alleate i militari tedeschi tentarono di portare via i macchinari ancora funzionanti, ma vi riuscirono solo in parte perché i lavoratori ne avevano già nascosta la maggior parte nei fienili e in altre strutture rurali circostanti.

Essendo la Cogne una delle fabbriche più importante di Imola, all’indomani della Liberazione il Cln locale si pose subito il problema del ripristino di una qualche produzione. L’azienda venne ricostruita nel medesimo sito e vicino al suo ingresso venne inaugurato nel 1955 un cippo a ricordo dei lavoratori della Cogne caduti per la libertà, il lavoro e la pace.

Abbandonata la produzione di armi, nei decenni successivi l’azienda raggiunse la leadership a livello internazionale nella progettazione e produzione di macchine per la filatura. Nel 1970 si staccò da Aosta assumendo il nome di «Cogne macchine tessili – Cognetex Spa» e assieme ad altre aziende del settore entrò nel neonato Ente di Stato per la gestione di aziende minerarie e metallurgiche (l’Egam).

Dopo essere passata nel 1978 dall’Egam (posto in liquidazione) al gruppo Eni, nel 1982 venne finalmente completato il nuovo stabilimento (i cui lavori erano iniziati nell’agosto del 1975), realizzato più vicino al casello autostradale. E con lo spostamento delle attività produttive e la chiusura della vecchia sede (rimasta deserta fino al 1993, quando l’Eni l’ha ceduta a Imola 2000, società immobiliare costituita dalle cooperative Cesi e Sacmi), anche il monumento fu ricollocato nel parcheggio a servizio dell’area produttiva di via Provinciale Selice 47.

Ceduta nel 1993 al gruppo privato Finlane, quest’ultima area ha subito nel tempo diverse trasformazioni che hanno reso necessaria l’individuazione di un nuovo sito ove ridare dignità al monumento. E tra le varie soluzioni ipotizzate, la più idonea è risultata essere appunto l’area verde pubblica che costeggia via Serraglio, all’angolo con via Cogne e prossima al parcheggio di piazzale Sandro Pertini.

Area occupata in passato proprio dalla vecchia Cogne e oggi in buona parte riconvertita ad uso abitativo e integrata col resto della città grazie al sottopasso che la collega con la vicina stazione ferroviaria e col centro urbano. Ad occuparsi del trasloco del monumento, a titolo gratuito, è stata la Cooperativa Intersettoriale Montana di Sassoleone. «E’ giusto che un’azienda come la nostra abbia reso questo servizio all’Anpi, di cui condividiamo i valori di riferimento», ha commentato al riguardo il presidente della cooperativa, Antonio Dongellini.

Nonostante i diversi cambi di sede, il monumento ha mantenuto le sue fattezze originarie. Il cippo monumentale è costituito da travi di travertino e parti in cemento; nelle quattro facciate ha lastre di marmo nero riportanti frasi celebrative e i nomi dei caduti.

La lastra che ora guarda a nord porta incisa la seguente scritta: «Onore gloria ai caduti per la libertà, il lavoro e l’indipendenza / Sia per noi sprone e forza a proseguire nella lotta per la quale siete caduti».

La lastra a est porta l’elenco dei lavoratori della Cogne caduti nella guerra di Liberazione. Ecco i nomi scolpiti nel marmo: Bartolini Alfredo, Berti Rinaldo, Betti Paolo, Billi Leo, Bombardini Giosuè, Calamelli Luciano, Cavina Anacleto, Franchini Franco, Galassi Aldo, Gardelli Luciano, Gardelli Otello, Giovannini Ercole, Gollini Wladimiro, Landi Oliano, Liverani Rino, Morini Giuseppe, Nardi Giovanni, Poggiali Nerio, Pomoni Giancarlo, Ruscello Armando, Sportelli Domenico, Sentimenti Angiolino, Tampieri Walter, Villa Massimo, Voi Angelo, Zotti Vittorio.

La lastra a ovest infine è dedicata ai caduti in seguito ad incursione aerea: Cani Giuseppe, Gollini Peppino, Montroni Giacomino e Raffellini Erminio. E ai caduti sul lavoro: Gonni Augusto e Santi Alfiero.