Castel del Rio venne liberata pacificamente il 27 settembre 1944

Castel del Rio venne liberata pacificamente il 27 settembre 1944

Per la prima volta, i socialisti nelle elezioni amministrative del settembre 1920 videro eletti 16 consiglieri di maggioranza, mentre 4 consiglieri di minoranza andarono al giovane Partito popolare italiano. I votanti furono 683 su 1.076 aventi diritto. Il primo eletto della maggioranza ebbe 613 voti (90,27%), mentre il primo eletto della minoranza ebbe 66 voti (9,73%). Il 6 ottobre fu eletto il sindaco nella persona di Giovanni Morara.

Nel giugno del 1921, in seguito a ripetute minacce da parte dei fascisti locali, il sindaco e tutto il Consiglio si dimisero. Da quel momento e fino al 3 gennaio 1923 il Comune fu gestito da un commissario prefettizio. Seguì un Consiglio comunale sortito dopo elezioni a cui parteciparono solo liste fasciste o apparentate e poi, dal 1927, iniziò l’era dei podestà.

Col fascismo, al potere dall’ottobre 1922, continuarono le repressioni contro le organizzazioni e gli uomini d’opposizione. Ancora prima del varo delle leggi eccezionali, l’8 ottobre 1926 l’ex sindaco Morara (classe 1866) venne arrestato con l’accusa di «riorganizzazione del Pci e propaganda sovversiva» assieme ad altri 276 antifascisti della zona imolese.

Dopo l’istituzione del tribunale speciale, 19 di questi arrestati vennero processati per un «delitto» compiuto prima della promulgazione della legge. Morara, il 23 luglio 1927, venne condannato a 3 anni di galera ed a 3 anni di sorveglianza speciale. Francesco Zanotti (classe 1883), nativo di Castel del Rio, fu anch’egli processato e condannato due volte dal tribunale speciale, nel 1931 e nel 1939, a 4 e a 5 anni di carcere.

Armando Baraccani (classe 1883), nato a Castel del Rio, emigrò all’estero nel novembre 1936 ed entrò nelle brigate internazionali che combatterono in Spagna contro i rivoltosi capeggiati dal generale Francisco Franco, in difesa di quella Repubblica. Rientrato in Italia nel 1940, il 5 giugno venne arrestato e il 9 luglio fu assegnato al confino di polizia nell’isola di Ventotene per due anni.

Durante i mesi dell’occupazione tedesca e della vita della Repubblica sociale italiana la popolazione e i partigiani alidosiani legarono la loro storia al monte Faggiola (1.031 metri sul livello del mare), dominante il territorio compreso fra le strade di valico della Montanara e dei Mandrioli e collocato in terra toscana, al confine sud di Castel del Rio.

A Cortecchio, ai piedi del monte, il 4 gennaio l944, nel rustico denominato l’«Albergo», si insediarono 24 uomini, comandati da Giovanni Nardi «Caio«, che diedero inizio all’attività partigiana nella zona e che furono il germe della futura 4ª Brigata Garibaldi che, dal luglio 1944, diverrà la 36ª Brigata. Per stroncare sul nascere quel gruppo di «guerriglieri», il 20 febbraio 1944 ingenti forze nazifasciste l’attaccarono di sorpresa, infliggendo la perdita di 4 uomini: 2 uccisi e 2 catturati. Coloro che si salvarono, con una disperata sortita che costò al nemico la morte di un sottufficiale e 2 feriti, si trasferirono sul monte Falterona, unendosi alle formazioni romagnole là già insediate.

Nei mesi successivi, i partigiani tornarono sul Faggiola molto più numerosi e ben organizzati e vi sostarono a lungo; loro basi d’appoggio sorsero e si svilupparono nei comuni circostanti, compreso Castel del Rio.

Dall’inizio del 1944 a Castel del Rio fu in vigore il coprifuoco ed il paese fu in balia della Guardia nazionale repubblicana e dei tedeschi, ma, contemporaneamente, esteso, solidale e crescente fu anche l’appoggio popolare ai partigiani.

Dalle basi site nel comune, essi partirono per numerose imprese oltre il perimetro comunale essendo vastissimo il territorio delle operazioni della 36ª Brigata. Questa formazione, infatti, oltre che in Castel del Rio e nei vicini comuni del bolognese, operò nei seguenti comuni della Toscana e della Romagna (e sui monti e nelle località indicate accanto): a Brisighella (a Ca’ di Malanca, a Fognano, a Santa Maria di Purocielo), a Casola Valsenio (a monte Carnevale, a monte Battaglia), a Faenza, a Firenzuola (a Moscheta, Pietramala, monte La Fine, a Casetta di Tiara, a Rifredo), a Marradi, a Palazzuolo di Romagna (Palazzuolo sul Senio), a Scarperia (a Capanna Marcone), eccetera.

Qui di seguito ci limitiamo a segnalare i fatti più rilevanti accaduti nel comune. Il 20 aprile 1944, a Castel del Rio, fu arrestato l’anziano antifascista locale Giuseppe Baroncini, che fu inviato a San Giovanni in Monte a Bologna e che sarà liberato dal carcere dai partigiani della Brigata Gap il 9 agosto.

Il 29 maggio 1944 il commissario prefettizio di Castel del Rio, su istigazione del segretario del Fascio locale e senza alcun motivo per una tale misura di ritorsione, impose a tutti gli uomini dai 16 ai 30 anni (delle classi dal 1914 al 1927) di presentarsi al comando germanico minacciando,

altrimenti, «misure di rappresaglia nei vostri riguardi e dei familiari». Esclusi gli addetti ad industrie belliche, gli esentati, i fascisti ed altri che godevano di protezione e molti che non si presentarono o che sfuggirono ai controlli, 47 uomini e giovanotti furono condotti nel campo di Fossoli (Carpi) e, nel luglio, inviati in campi di concentramento in Germania (alcuni a Mauthausen e altri a Dachau), da dove tre non tornarono più.

A fine agosto 1944, un giorno, verso sera, due compagnie partigiane occuparono il paese, aprirono il magazzino del grano portato all’ammasso e distribuirono alla popolazione locale all’incirca 200 quintali di grano. Invasero la Casa del fascio, ne asportarono i documenti, ne distrussero l’arredamento e fecero saltare il centralino telefonico.

Nel frattempo venne data un’energica lezione a diversi fascisti locali. Dopo due ore d’occupazione, al sopraggiungere di un’autocolonna tedesca, la pattuglia che teneva bloccata la strada aprì il fuoco uccidendo due soldati e ferendone altri. I partigiani ripiegarono in ordine e l’autocolonna tedesca, che era scortata da autoblinde, sparò all’impazzata per parecchie ore.

L’8 settembre 1944, nei pressi di Ca’ di Guzzo, i partigiani attaccarono una pattuglia tedesca mettendola in fuga e il 23 successivo a Giugnola catturarono 14 tedeschi.

A seguito dei fatti anzidetti e per l’avvicinarsi del fronte, la popolazione civile sfollò verso le campagne. Il 26 settembre un gruppo di partigiani della 62ª Brigata venne attaccato dai tedeschi ai Casoni di Romagna, in territorio di Casalfiumanese. Una compagnia della 36ª Brigata andò in loro soccorso da Ca’ di Guzzo , sotto un intenso fuoco di mortai.

Osservando il ritorno dei partigiani, i tedeschi riuscirono ad individuare la casa da cui erano partiti. Alle 0.30 del 27, una pattuglia tedesca, guidata da elementi fascisti, favorita dalla nebbia, giunse di sorpresa a Ca’ di Guzzo. I partigiani riuscirono ad organizzare la difesa. Poco dopo, un battaglione di SS circondò la casa e iniziò a bersargliarla con mortai di vario calibro ad ondate successive, intercalate da tentativi d’assalto.

La reazione dei partigiani, con armi a mitraglia e bombe a mano, respinse tre attacchi scatenatisi sotto una violenta pioggia. Un piccolo reparto della 62ª Brigata giunse nei pressi del luogo del duro scontro, tentò di raggiungere il casolare accerchiato, senza però riuscirvi. Altri reparti tedeschi si aggiunsero ai primi, intensificando il combattimento.

Venendo a scarseggiare le munizioni, mentre alcuni partigiani erano già fuori combattimento, attorno alle ore 9 fu attuata una sortita in due gruppi. Alcuni non riuscirono a superare il muro di fuoco, ma i più si posero in salvo.

Gianni Palmieri, studente universitario della facoltà di Medicina, volle restare dentro la casa accanto ai feriti e con i compagni feriti venne catturato e poi trucidato dai tedeschi. Ai partigiani lo scontro costò la pentita di 24 uomini, ma molto più consistenti furono le perdite nemiche.

Il 27 settembre avvenne pacificamente la liberazione di Castel del Rio da parte delle truppe alleate. Per la gestione della cosa pubblica il governatore militare alleato, sentito il parere del Cln, nominò amministratori provvisori: in un primo tempo Giuseppe Baroncini, poi, l’1 novembre 1944, Giorgio Vacchi Suzzi, che si dimise il 15 gennaio 1945, e infine, dal 17 gennaio, Medardo Morara.

Per tutta la durata dell’inverno e fino alla liberazione, Castel del Rio rimase occupata dagli alleati quale retrovia del fronte attestato sulla linea Casola Valsenio-Fontanelice. In territorio alidosiano combatterono le forze armate della nuova Italia, i volontari dei Gruppi di combattimento «Folgore», «San Marco» e «Nembo».