Angelo Volta, arrestato a Osteriola, viene ferocemente torturato e poi fatto sparire nelle fosse di San Ruffillo

Angelo Volta, arrestato a Osteriola, viene ferocemente torturato e poi fatto sparire nelle fosse di San Ruffillo

Durante la seconda guerra mondiale la Bassa imolese, come i territori limitrofi di Medicina, Massa Lombarda e Conselice, fornì un contributo importante alla Resistenza. La lunga dittatura fascista e la feroce occupazione straniera non ne avevano infatti fiaccato lo spirito democratico e libertario storicamente radicato tra le sue genti.

Basi partigiane erano sorte così un po’ ovunque: a Villa Serraglio era nascosta una tipografia clandestina; a Giardino i partigiani feriti ricevevano le prime cure prima di venire ricoverati nell’ospedale di Imola come se fossero civili; Osteriola, piccolo borgo agricolo situato vicino a Sesto Imolese, era luogo ove si tenevano spesso riunioni clandestine, malgrado occorresse organizzare ogni volta un servizio di vigilanza per evitare brutte sorprese da parte dei nazifascisti.

Il 26 febbraio 1945 le SS tedesche effettuarono un rastrellamento e perquisizioni nella zona compresa tra Castel San Pietro e Imola. Su delazione di una spia, vennero fermati anche i sappisti Armando Gardi (Medaglia di bronzo al Valor militare e padre di Vittorio, allora quattordicenne, partigiano anch’egli), Angelo «Silvano» Volta (caponucleo Sap), Otello Cardelli e il gappista conselicese Zelino Frascari.

I prigionieri rastrellati vennero rinchiusi per la notte all’ultimo piano di una casa di Osteriola. «Mio padre e io – racconterà Vittorio Gardi – eravamo sdraiati sul pavimento sopra una coperta, uno vicino all’altro. Nessuno parlava, data la presenza sospetta di tre forestieri, due uomini e una donna, che, con la scusa di scambiare quattro chiacchiere, cercavano di convincerci a fornire ai tedeschi le informazioni che questi volevano. La mattina successiva i tre erano spariti, mentre noi venimmo caricati su due carrette trainate da cavalli e portati in una casa colonica di Cantalupo, dove aveva sede un comando della Feldgendarmerie. Tra questi c’eravamo io e mio padre, e poi Zelino Frascari e Otello Cardelli, mentre Angelo Volta venne inviato direttamente a Bologna, alle carceri di San Giovanni in Monte».

Oltre a Volta, nei giorni successivi anche Cardelli, Armando Gardi e Frascari verranno tradotti a Bologna, prima alla caserma di via Orfeo, angolo via Borgolocchi, usata come carcere e luogo di tortura dalla 13ª brigata nera «Eugenio Facchini». Poi nel carcere cittadino di San Giovanni in Monte. Non faranno più ritorno a Imola.

La notte del 16 marzo 1945, quando già si approssimava la fine della guerra, verranno infatti prelevati dal carcere, caricati su un autocarro e portati nella periferia di Bologna, nei pressi dei ruderi della piccola stazione ferroviaria di San Ruffillo, abbandonata dopo i bombardamenti alleati. E lì verranno allineati sul bordo di uno dei crateri creati dallo scoppio delle bombe e mitragliati a freddo. Poi i loro corpi verranno fatti ruzzolare all’interno del buco e coperti di terra, facendoli così sparire senza che testimoni civili avessero potuto essere presenti o vedere.

ANGELO VOLTA

Angelo Volta, «Silvano», era nato a Imola il 19 aprile 1925 da Attilio ed Ernesta Bellosi, una famiglia antifascista (il padre era uno degli organizzatori e dirigenti del movimento resistenziale nella zona di Osteriola). Meccanico alla Cogne, azienda di Imola produttrice di materiale bellico, Angelo ben presto entrò nella Resistenza, divenendo caponucleo nella Brigata Sap «Santerno-Imola». Riconosciuto partigiano con il grado di maresciallo dall’1 maggio 1944 al 16 marzo 1945, giorno della sua morte. Aveva 19 anni.

SACRARIO DI PIAZZA NETTUNO

Angelo Volta è ricordato nel memoriale di piazza del Nettuno, dedicato ai partigiani di Bologna e provincia che hanno sacrificato la propria vita durante la guerra di Liberazione dal nazifascismo.

Il sacrario, composto da tre grandi cornici contenenti più di duemila formelle in vetroceramica, è collocato sulla parete di palazzo d’Accursio, sede del Comune, che affaccia su piazza del Nettuno, sul fronte della biblioteca Salaborsa. Ciascuna delle formelle riporta il nome di un partigiano caduto, il più delle volte accompagnato dalla fotografia.

I tre riquadri, inframezzati dalle finestre del palazzo, sono raccordati dalla seguente scritta in bronzo posta superiormente: «Bologna 8 settembre 1943 – 25 aprile 1945 / Caduti della Resistenza per la libertà e la giustizia, per l’onore e l’indipendenza della Patria».

MONUMENTO AL PARTIGIANO

L’Anpi di Imola fin dal 1945 decise la realizzazione di un monumento commemorativo della Resistenza, per ricordare i tanti partigiani imolesi morti per la Libertà. Monumento che venne finanziato tramite una sottoscrizione popolare. Della sua ideazione fu incaricato lo scultore Angelo Biancini, che realizzò una statua in bronzo. L’opera, posta in piazzale Leonardo da Vinci (la rotonda di viale Dante), venne inaugurata nel 1946.

In seguito l’Anpi decise di promuovere una nuova raccolta fondi per corredare il monumento di quattro lapidi a forma di libro con riportati i nomi dei 107 caduti imolesi nella lotta di Liberazione, tra i quali Angelo Volta. L’occasione fu il trentesimo anniversario dell’8 settembre 1943, data simbolo per l’inizio della Resistenza.

SACRARIO DEL PIRATELLO

Riconosciuto partigiano con ciclo operativo dall’1 maggio 1944 al 16 marzo 1945, giorno della sua uccisione a San Ruffillo, il corpo di Angelo Volta è tumulato nel sacrario ove riposano i «Caduti della Resistenza», nel cimitero imolese di Piratello.

CIPPO LAVORATORI COGNE

Il nome di Angelo Volta compare anche nel cippo monumentale dedicato ai lavoratori antifascisti della Cogne «caduti nella guerra di Liberazione», posto nell’area verde pubblica che costeggia via Serraglio, all’angolo con via Cogne e prossima al parcheggio di piazzale Sandro Pertini. Area occupata in passato proprio dal vecchio stabilimento della Cogne.

LAPIDE DI OSTERIOLA

Il nome di Angelo Volta compare anche nella lapide commemorativa che si trova nella frazione imolese di Osteriola, sulla parete esterna della casa (numero civico 190) posta in prossimità dell’incrocio tra le vie San Vitale e Correcchio Inferiore. Inaugurata il 26 febbraio 2017, in sostituzione di precedenti lapidi lì poste, ricorda i partigiani di Osteriola, o caduti in tale frazione imolese, durante la guerra di Liberazione dal nazifascismo.

SEDE ANPI DI IMOLA

All’esterno della sede di Anpi Imola, in piazzale Giovanni dalle Bande Nere, a lato dell’ingresso c’è una lapide dedicata a partigiani e antifascisti imolesi che «caddero combattendo o furono barbaramente fucilati a Bologna». Tra questi i dieci patrioti che furono trucidati in due date nella stazione ferroviaria di San Ruffillo, tra i quali Angelo Volta.

MONUMENTO DI SAN RUFFILLO

A Bologna, in piazza Caduti di San Ruffillo, si erge il cippo monumentale che ricorda le vittime delle fucilazioni avvenute sul finire della seconda guerra mondiale tra le rovine della vicina stazione ferroviaria di San Ruffillo. Monumento lì collocato nel 1967 in sostituzione di quello che, dal 1946, sorgeva sul terrapieno della ferrovia nei pressi della stazione e che è stato dismesso.

Sulla faccia principale del monumento attuale si legge l’iscrizione: «Da queste fosse rosse di sangue risuona la voce dei partigiani trucidati dai nazifascisti ad ammonire i vivi che non c’è civile grandezza senza libertà ed amore».

Sugli altri lati del monumento sono riportati i nominativi delle vittime divisi per comune di provenienza: Castelfranco Emilia; Imola e Bondeno; Bologna, Malalbergo e Anzola dell’Emilia.

LAPIDE IN VIA MURRI

Nella foto la lapide che si trova a Bologna, in via Augusto Murri 158, murata nella parete esterna della scuola statale «Clotilde Tambroni». Lapide che «i compagni di lotta» hanno dedicato «ai gloriosi martiri caduti per la libertà dei popoli». Tra i nomi lì ricordati anche quelli di undici partigiani imolesi, tra cui Angelo Volta.