8 dicembre 1944, Fontanelice ritorna alla democrazia

8 dicembre 1944, Fontanelice ritorna alla democrazia

Nelle elezioni amministrative del settembre 1920 il partito socialista conseguì, per la prima volta, la maggioranza a Fontanelice. A sindaco venne eletto Severino Ferri. Il 20 aprile 1921, il primo cittadino venne arrestato per la sua partecipazione alla lotta agraria del 1920 e fu liberato il 20 luglio 1921.

La sera del 9 novembre, mentre si trovava sulla piazza di Fontanelice con alcuni compagni di partito, fu aggredito da fascisti del luogo – i quali, quel giorno stesso, avevano costituito il Fascio locale – armati di pistole e pugnali. Nello scontro riportarono gravi ferite altri socialisti, tra i quali Domenico Bubani, bracciante, collocatore, che morì all’ospedale il 12 successivo. Tempo dopo ci fu un’altra vittima della violenza squadrista.

L’amministrazione comunale eletta democraticamente venne travolta nei mesi successivi. Chiamato al governo Benito Mussolini, nel volgere di quattro anni si passò alla dittatura fascista. Durante gli anni del regime, quattro nativi di Fontanelice (tre nel 1932 e uno nel 1939) furono assegnati al confino di polizia per atti d’opposizione.

Quando in Spagna scoppiò la rivolta capeggiata dal generale Francisco Franco, due fontanelicesi parteciparono nelle file degli antifascisti internazionali alla difesa di quella repubblica: Vincenzo Lanzoni (classe 1896), operaio agricolo, che nel primo dopoguerra era stato capolega dei mezzadri a Borgo Tossignano e nel 1922 dovette emigrare per sfuggire alle aggressioni fasciste; e Fabio Ricci (classe 1909), barbiere, che dopo aver svolto attività antifascista fino al novembre 1937, espatriò clandestinamente perché colpito da mandato di cattura.

Entrambi comunisti, entrarono in terra iberica il primo nel febbraio 1937 e il secondo nel 1938, militarono nella Brigata Garibaldi fino al febbraio 1939, poi furono internati in campo di concentramento in Francia e quindi rimpatriati nel 1941. Lanzoni, in seguito, venne confinato nell’isola di Ventotene, mentre Ricci fu deferito al tribunale speciale e condannato a 9 anni di carcere. Riebbero entrambi la libertà dopo la caduta del fascismo. Lanzoni, liberato solamente il 25 agosto 1943, tornò a Borgo Tossignano e partecipò, pur nei limiti della semilibertà consentita dal Governo del generale Badoglio, alla riorganizzazione dei partiti antifascisti.

Dopo l’8 settembre 1943, i due fontanelicesi ex garibaldini in Spagna furono tra gli iniziatori della lotta contro i nazifascisti: Ricci divenne comandante del 29° Battaglione Gap che operò nella zona di Cesena; Lanzoni fece il partigiano nel territorio di Castel Guelfo. Gli antifascisti di vecchia data e i giovani che scelsero di combattere i nazifascisti si aggregarono prevalentemente nei gruppi locali della 36ª Brigata Garibaldi, formazione che sul territorio comunale oltre ad operare con frequenza ebbe anche sue basi permanenti. La popolazione aiutò generosamente i partigiani di qualsiasi provenienza.

I tre fascicoli del bollettino mensile del Cumer del Corpo volontari della libertà relativi al mese di settembre del 1944, segnalano numerose azioni partigiane relative al territorio fontanelicese. Riportiamo qui di seguito le salienti. Il 5 settembre, fu disarmato il presidio comunale della Guardia nazionale repubblicana e distribuita carne alla popolazione. Il 18, nel capoluogo, venne colto di sorpresa il posto di avvistamento aereo e furono catturati due soldati italiani e, nello stesso giorno, sulla strada Casolana (da Fontanelice a Casola Valsenio, in provincia di Ravenna), fu attaccata una colonna di salmerie tedesche a cui seguì la cattura di 8 militari, poi rilasciati. Il 20, sempre sulla Casolana fu fermata una colonna tedesca che nello scontro a fuoco ebbe 9 morti e, il 25, vennero attaccate alcune pattuglie tedesche che ebbero alcuni morti.

Lungo tutto il percorso della strada Montanara, che attraversa il territorio comunale proprio al centro, l’azione partigiana fu molto intensa. Furono catturati soldati tedeschi (il 2); distrutte auto nemiche (il 6), immobilizzati automezzi diversi: autobus con militari, camion per trasporto munizioni, eccetera (il 10); bloccato un camion di truppe germaniche (l’1l ); disarmata una pattuglia di cavalleria tedesca e distrutto un tratto di linea telefonica (il 12 e il 13); asportati 1.000 metri di fili telefonici e attaccata una squadra tedesca di scorta a 100 civili rastrellati, che vennero liberati (il 14); fermato un autocarro con soldati tedeschi (il 23); sostenuto uno scontro con una pattuglia tedesca (il 28).

Nei giorni 27 e 28 settembre attorno a monte Battaglia, che s’innalza verso la vetta di 780 metri dal territorio fontanelicese in località di Posseggio, posta al confine col comune di Casola Valsenio, si svolsero i combattimenti più importanti e cruenti sostenuti dai partigiani della 36ª Brigata.

Il 27, reparti partigiani, in accordo con il comando della 5ª Armata americana si attestarono su monte Battaglia e respinsero un primo furioso attacco tedesco, infliggendo al nemico rilevanti perdite. Poi, dopo essere stati raggiunti da reparti del 350° Reggimento statunitense, dopo le 18, partigiani e americani assieme respinsero un secondo attacco tedesco.

Il 28, ingentissime forze tedesche con manovre aggiranti contrattaccarono da diversi lati. Le varie compagnie partigiane, anche con l’intervento richiesto ed ottenuto dell’artiglieria alleata, battendosi valorosamente, fronteggiarono, bloccarono e ricacciarono indietro gli attaccanti. I partigiani respinsero anche un attacco da parte di SS e di Brigate nere nella zona di Posseggio. A sera tutte le posizioni tenute dai partigiani furono cedute alle truppe americane.

I fanti statunitensi continuarono a combattere fino al 5 ottobre, ma il vantaggio conseguito nei primi giorni andò man mano esaurendosi. Da monte Battaglia i soldati della 5ª Armata ed i partigiani avrebbero potuto continuare l’offensiva e iniziare la discesa verso Imola e la via Emilia, invece gli americani, per loro ragioni strategiche, passarono sulla difensiva e le epiche giornate di monte Battaglia non segnarono la vigilia della agognata liberazione della valle Padana.

A fine settembre la popolazione civile fuggì in massa dalla nuova linea del fronte tedesco attestatosi anche sul territorio comunale di Fontanelice in seguito all’arretramento conseguente allo sfondamento della Linea Gotica ad opera delle armate alleate.

Continuando a piccoli passi l’avanzata degli Alleati, a fine novembre l’intero territorio fontanelicese fu praticamente liberato dalla presenza di nazifascisti, ma solo l’8 dicembre 1944 i liberatori ne presero possesso. Infatti nel rapporto preliminare riguardante il comune di Fontanelice, redatto dall’ufficiale dell’Amg, il Governo militare alleato, in data 30 novembre, si legge: «La città e stata gravemente danneggiata ed e ampiamente minata, moltissime case sono trappole esplosive. Al momento sono presenti in città solo circa 30 persone, dato che il resto della popolazione e fuggito nei villaggi e nelle campagne circostanti…».

Giusto l’8 dicembre il Comitato di liberazione locale, nel corso di una riunione alla quale partecipò il governatore alleato (George Burbury), fu nominata una Giunta comunale e il sindaco nella persona di Giulio Pallotta, membro dello stesso Comitato di liberazione comunale. A quel punto il governatore, alzatosi in piedi, aprì una bibbia che teneva con sé e, nel suo italiano impreciso, pronunciò più o meno questa formula: «Giulio Pallotta, giura nel nome di dio di essere degno di questa nomina, di rispettare la legge e di servire il tuo paese al di sopra di ogni spirito di parte». Il sindaco si alzò in piedi, posò la mano sulla bibbia e giurò.

In Fontanelice ebbe sede il comando del Battaglione «Libero» (formato da partigiani della 36ª e aggregato all’8ª Armata inglese), i cui uomini furono dislocati a Borgo Tossignano.

(Testo tratto dal libro «Antifascismo e lotta di Liberazione nel Bolognese, Comune per Comune» scritto da Luigi Arbizzani, storico della Resistenza)